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Fontana del Nettuno

Indirizzo

P. Navona

 

Zona
rione Parione

 

Autore

G. Della Porta (1514)

 

Committente

Gregorio XIII Boncompagni

 

Acqua

Vergine

Anticamente era detta "dei Calderari", come si chiamava il vicino vicolo, dal grande numero delle botteghe di fabbri che esistevano nei paraggi. E' stata senz'altro la "cenerentola" della situazione, rispetto alle altre più fortunate fontane della piazza, soprattutto nei confronti della sorella situata sul lato opposto, che venne abbellita, modificata e restaurata a più riprese  (probabilmente anche perchè sul lato della fontana del Moro si affacciava dalla finestre di palazzo Pamphili, Donna Olimpia, la potente e famosa cognata di papa Innocenzo X). Su questo lato della piazza, invece, il bacile di Giacomo Della Porta, rimase dimenticato e spoglio di ornamenti per ben trecento anni. Solo nel 1873 il comune di Roma bandì un concorso a premi di 5000 lire per il miglior progetto di gruppi scultorei e decorativi da destinarsi alla nostra ancora nuda fontana, purchè si restasse in tema, anzi ci si rifacesse a quella opposta. Il concorso per la scultura del corpo centrale venne vinto da Antonio Della Bitta, che eseguì questo nettuno in sintonia con il moro. La vasca, come abbiamo già accennato, è la stessa originale del Della Porta, e la piscina, come l'altra, del Bernini. Vi sono alcuni particolari divertenti riguardo al concorso indetto dal comune, riportati dal D'Onofrio. Questi, dopo una lunga e minuziosa ricerca negli archivi del comune, ha pubblicato testi e singolari documenti d'epoca, che sono stati oggetto d'interesse e di consultazione.

Ritornando al concorso del 1873 per la fontana del Nettuno, vi erano dieci candidati e una prova d'esame sul tema dato dalla commissione. Ne uscì vittorioso il signor Luigi Maioli, la cui gioia per il miraggio delle 5000 lire in palio e per l'incarico del lavoro, sfumerà presto in quanto la commissione verrà tacciata di parzialità dai restanti delusi concorrenti. Il comune nominerà un'altra commissione d'esperti, formata dall'architetto napoletano Enrico Albini, dal toscano Pio Fedi e dal milanese Antonio Tantardini. Questi "esperti", a dimostrazione della loro preparazione e coscenziosità andarono, il giorno prima dell'esame, a dare un'occhiata alle fontane di piazza Navona e soprattutto a quella del Moro alla quale ci si doveva rifare. Si può capire bene fino a che punto arrivasse la preparazione dei componenti la commissione, dalle loro stesse dichiarazioni scritte. Possiamo leggere che cominciarono già storpiando nomi e nazionalità agli autori dei tritoni del Moro: il romano Flaminio Vacca diventa infatti fiammingo, il nome di Silla esce fuori storpiato più volte in Billa. Ma fino a qui poco male. Il bello viene quando, con piglio sicuro, attribuiscono a questi autori di essersi ispirati per i loro tritoni "all'idea del Bernini", che invece realizzò il Moro ben settantasei anni più tardi. Venne questa volta scelto il bozzetto di Gregorio Zappalà, ma solo per quanto riguarda i gruppi laterali. La sua idea del gruppo centrale venne bocciata a favore di quella del Della Bitta. Lo Zappalà aveva comunque presentato un bozzetto certamente in tema, ideando come statua centrale una "mora", e ci riferiamo alla "donna del moro", che non solo avrebbe fatto bella compagnia a quest'ultimo (anche se da lontano), ma sarebbe stata perfettamente in tema con i termini del concorso. Al romano Antonio Della Bitta dobbiamo quindi l'idea e la scultura del Nettuno come lo vediamo oggi, ancora alle prese con la piovra avvinghiata alle gambe, seguendo un po' l'esempio dell'amico "moro" con il suo delfino. 

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